Viaggio tra le meraviglie del Vicentino

Nuovo appuntamento della rubrica #viaggioconunospite e questa volta ho deciso di ospitare un ragazzo che ho conosciuto poco tempo fa: Andrea Faccin; racconterà le meraviglie del Vicentino con una precisione e un amore per i dettagli a dir poco invidiabile. 

Su Instagram lo troverete con il nome di @nato_per_rubar_roseCominciamo…

le meraviglie del vicentino

Le meraviglie del Vicentino

Quello che sto per proporvi cari amici è un viaggio tra alcuni  dei luoghi simbolo della mia terra, Vicenza e il vicentino, una territorio colmo di storia, fascino e bellezza.

Dopo aver visitato le città di Vicenza e Schio, concluderemo il percorso sulle piccole Dolomiti Vicentine, vi racconterò la storia dell’Ossario del Pasubio dedicato ai caduti della prima guerra mondiale.

Mi sembrava doveroso farlo perché oltre ad essere un luogo a me molto caro quest’anno ricorre il centenario della conclusione di quel tragico conflitto.

Si parte come già avevo anticipato da Vicenza, incastonata tra i Colli Berici e la pianura, la città del Palladio con il suo centro storico vero e proprio scrigno di tesori dell’arte.

La città antica (il centro) ha ottenuto, assieme alle ville Palladiane della provincia e del Veneto, il prestigioso marchio UNESCO nel lontano 1994. i motivi che spinsero l’Unesco sono i seguenti :    

1 I numerosi contributi architettonici di Andrea Palladio, che, integrati in un tessuto storico, ne determinano il carattere d’insieme.

2 Grazie alla sua tipica struttura architettonica, la città ha esercitato una forte influenza sulla storia dell’Architettura, dettando le regole dell’urbanesimo nella maggior parte dei paesi europei e del mondo intero.

Teatro olimpico

Tra i monumenti più celebri che l’architetto ha donato in eredità alla città troviamo il Teatro Olimpico. Costruito a partire dal 1580 per volontà dell’accademia Olimpica di Vicenza, è stato il primo teatro stabile coperto dell’era moderna nonché ultima grande opera di Palladio.

Il teatro è ispirato agli antichi teatri greci e romani con l’unica eccezione che qui il cielo è… dipinto perché l’acqua potrebbe combinare dei veri e propri disastri.

Pensate che i materiali da costruzione (legno e stucchi) sono gli stessi del 500, una vera peculiarità! Originali dell’epoca sono pure le famosissime scene lignee progettate da Vincenzo Scamozzi che fu allievo di Palladio e che portò a termine il Teatro e altre grandi opere lasciate incompiute dal maestro.

Naturalmente non potete farvi mancare una passeggiata nel romantico giardino del Teatro per un vero e proprio tuffo nel passato (il teatro si trova in un antico castello e ciò lo rende ancor più affascinante!).

Palazzo Chiericati

Spostandosi verso la Piazza centrale di Vicenza, detta ‘dei Signori’, avremo la possibilità di scorgere e visitare il maestoso Palazzo Chiericati (naturalmente opera di Andrea Palladio pure questo) che ospita la pinacoteca civica della città.

Da poco ne è stato ultimato il restauro che ha riportato alla luce i resti delle antiche mura romane della città nei sotterranei adibiti a spazi espositivi come pure la grande soffitta del palazzo.

Proseguiamo il nostro percorso su corso Palladio, asse centrale e via più famosa della città, ammirando così non solo palazzi in stile rinascimentale palladiana ma bensì troveremo lo stile gotico, il gotico fiorito veneziano e qualche traccia di barocco.

In città l’unico vero grande palazzo barocco è il palazzo Leoni Montanari, un vero gioiello di architettura e scultura, sede prestigiosa della Gallerie d’Italia con una mostra permanente di icone russe tra le più grandi in europa.

Basilica Palladiana

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Svoltando nella sfarzosa contro del Monte arriviamo nella piazza dei Signori. Non potremo non restare affascinati dalla mole dell’affascinante e prestigiosa Basilica Palladiana. Oltre a vantare il marchio Unesco, nel 2014 ha ricevuto gli onori della Camera e dal Senato che l’hanno promosso monumento nazionale.

L’edifico è stato ristrutturato sempre su progetto di Andrea Palladio a partire dal 1549, l’intervento consisteva nella ricostruzione dei loggiati crollati 40 anni prima (anche all’epoca la burocrazia non era proprio il massimo della velocità).

L’architetto progettò ispirandosi alle antiche basiliche romane dei fori a Roma, studi che fece grazie al suo scopritore, Mecenate nonché nobiluomo, umanista e poeta Gian Giorgio Trissino.

L’edificio è interamente visitabile pagando un biglietto (costa meno di 5 euro) e si può salire fin sul tetto dove si può ammirare una fantastica vista sulla città e sui Colli Berici.

Una visita non può mancare al Palladio Museum ospitato presso Palazzo Barbaran da Porto, unico ad essere portato a termine sotto l’occhio vigile di Andrea Palladio.

In città presso gli sportelli di piazza Matteotti e Piazza dei Signori troverete gli uffici del turismo dove il personale qualificato saprà indicarvi al meglio eventi e manifestazioni da non perdere.

Monte Berico

Le bellezze da vedere sono ancora molte, perciò prima di salutare Vicenza saliamo sul Monte Berico, colle che domina la città. Si può raggiungere a piedi attraverso i portici settecenteschi progettati da Francesco Muttoni, dal palladiano arco delle scalette, oppure in macchina.

Lassù è possibile visitare il settecentesco santuario della Madonna e di fronte godersi il panorama mozzafiato che offre il piazzale della Vittoria. Da qui si scorge infatti tutta la corona delle piccole dolomiti vicentine, l’Altopiano di Asiago e il monte Grappa.

Per gli amanti di alba e tramonto questo è il luogo adatto a loro.

La Rotonda

Non può assolutamente mancare una visita al più famoso monumento di Andrea Palladio, la villa Almerico Capra più comunemente conosciuta come ‘la Rotonda’ per via della sua celebre cupola. La villa si trova nei sobborghi di Vicenza ed è facilmente raggiungibile anche a piedi dal centro cittadino (25/20 minuti).

Si tratta del capolavoro più imitato nella storia dell’architettura da Palladio in poi (la casa bianca è costruita in stile palladiano), infatti è una costruzione unica nella storia dell’architettura con 4 facciate tutte uguali che ricordano il Pantheon; ognuna di queste facciate indica nei suoi spigoli i punti cardinali.

La grandiosità e l’armonia delle proporzioni di questo edificio incastonato nel verde di una valletta dei colli Berici (La valletta del silenzio) vi lasceranno senza parole.

Prima di partire un consiglio. Per visitare bene Vicenza vi servono almeno due giorni, è una città che va gustata con calma proprio come il suo più celebre piatto tipico, il baccalà alla vicentina. Solitamente accompagnato da un primo di bigoli (pasta tutta vicentina interamente fatta a mano che assomiglia allo spaghetto ma è molto più spessa e gustosa) al ragù d’anatra.

Schio

Saliamo in macchina e ci dirigiamo verso l’alto vicentino, ai piè del monte Pasubio. Qui sorge Schio, con il suo passato legato indissolubilmente alla lavorazione della lana,  è un museo di archeologia industriale a cielo aperto. Sono presenti due lanifici ottocenteschi importantissimi, il più famoso per storia e importanza è la Fabbrica Alta, vero e proprio simbolo di Schio.

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Eretta nel 1862 per volontà di Alessandro Rossi, su progetto dell’architetto belga Auguste Vivroux, il grandioso complesso secca nel panorama nord-ovest della città con la sua mole rossastra, formata prevalentemente di laterizio e di pietre del vicino torrente Lèogra.

Il monumentale complesso si trova adiacente al vasto complesso di strutture industriali che comprendono tutta l’area Lanerossi.

Di fronte alla Fabbrica Alta, Alessandro Rossi fece ricavare uno spazio abbastanza ampio che volle dedicare  a Joseph Marie Jacquard, l’artigiano francese inventore di un particolare tipo di telaio automatico, il famoso telaio Jacquard.

Lo spazio servì a Rossi per creare un giardino in stile romantico, con grotte e statue di personaggi mitologici e fiabeschi, sagome di animali rari ed esotici viottoli sinuosi e gradinate in stile rustico.

Ci sarebbe ancora moltissimo da dire sull’importanza che ha rivestito Alessandro Rossi e la sua Lanerossi per la città di Schio, considerata la Manchester d’Italia nell’800.

Una visita lo merita sicuramente lo splendido Duomo settecentesco di San Pietro, con la statua del tessitore voluta da Rossi e dedicata ai suoi operai che sta proprio di fronte la chiesa.

Proseguiamo verso il castello dove concluderemo il nostro giro, sulla collina che domina la città. Armatevi di reflex mi raccomando, gli scorci sono incredibili, sarà come fare un salto nel tempo.

Ossario del Pasubio

Naturalmente, prima di avviarci all’ossario del Pasubio sarà bene fermarsi al rifugio Balasso che dista un paio di km dal monumento.

Qui potremo ristorarci con i migliori piatti della tradizione, formaggi a volontà (in particolare l’Asiago in tutti i suoi vari tipi di stagionatura, è il re dei nostri formaggi di montagna). Non dimenticate il prodotto locale celebre, la soppressa vicentina di Valli del Pasubio dove ogni anno ricorre puntualmente una gustosissima sagra.

meraviglie vicentine

Riprendiamo il nostro cammino e arriviamo alla nostra meta finale. L’Ossario del Pasubio

Il monumento contiene le spoglie di 5.146 soldati italiani e 46 austriaci caduti durante la prima guerra mondiale sul Monte Pasubio.

Da qui l’ossario è visibile da tutta la pianura vicentina. Assieme agli ossari del grappa, di Tonezza e del Monte Cimone rappresenta uno dei simboli istituzionali della Provincia di Vicenza. Oltre all’Ossario è presente un museo dedicato alla prima guerra mondiale.

Da qui si può partire alla volta del Passo Campogrosso  (con relativo rifugio) percorrendo la vecchia strada militare detta ‘del Re’ perché inaugurata da Vittorio Emanuele II.

Il mio consiglio è di lasciarsi coinvolgere dal fascino autentico che paesaggio e natura vi offrono. Dal brivido di percorrere il ponte tibetano alla sorpresa di poter ammirare i tantissimi animali che popolano la montagna. Perché per riscoprire se stessi non esiste luogo più adatto, ecco perché ho voluto terminare qui il viaggio.

Spero sia stato di vostro gradimento e, naturalmente io vi aspetto!

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